The Italian Cinema Moves Towards Optimism di Gian Luigi Rondi
    da “Il Film Italiano. Quarterly Review By Unitalia Film”, 1958, giugno, N° 23
    di Andrea Mariani

    La penetrazione del cinema italiano all’estero – e parliamo soprattutto del cinema neorealista – si doveva ancora, sul finire degli Anni ’40, soprattutto all’encomiabile sforzo di distributori stranieri che garantivano una visibilità sempre maggiore al nostro cinema: l’ANICA (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive) fondata nel 1945, ne riconosce l’instancabile impegno, quando per esempio nel 1951 assegna – dalle mani di Eitel Monaco, presidente a partire dal 1949 per un lunghissimo periodo – una medaglia d’oro a Joseph Burstyn, cui dobbiamo, in coppia con Arthur Mayer, la distribuzione dei film neorealisti negli Stati Uniti (si veda il recente Global Neorealism, a cura di Saverio Giovacchini e Robert Sklar). La legge del cinema del 1949, firmata da Giulio Andreotti, garantì la protezione della produzione nazionale in territorio italiano, rendendo progressivamente il mercato tra i più ampi e profittevoli d’Europa. Accanto al protezionismo, tuttavia, al Governo premeva un potenziamento distributivo del nostro cinema all’estero: il protezionismo, anche in forza di un potere di attrazione che il cinema italiano esercitava in misura sempre crescente, divenne fattore cruciale per una ri-negoziazione dei vincoli distributivi per le produzioni americane.
    E così un allentamento del protezionismo veniva accordato in cambio di un reinvestimento dei profitti americani ricavati in territorio italiano, a favore della distribuzione di film italiani all’estero. Ancor prima che tali accordi venissero siglati, l’azione energica di promozione del cinema italiano all’estero veniva già svolta dall’agenzia Unitalia Film. Il pezzo che proponiamo in “Reprint” testimonia l’azione culturale dell’Unitalia Film, veicolata dalla rivista “Il Film Italiano”, pubblicata in cinque lingue (italiano, francese, tedesco, inglese, spagnolo). L’Unitalia Film non era una semplice agenzia di promozione a trazione governativa, bensì vi si ascriveva una complessa missione di riqualificazione e financo vera e propria “riscrittura” della Storia del cinema italiano. “Ripulire” il passato del cinema italiano – prevedendo in buona sostanza la sconfessione del cinema fascista, il riconoscimento della qualità umanista e “quotidiana” del Neorealismo come carattere precipuo del cinema italiano e l’identificazione di un rinnovato e autentico “spirito italiano” nel cinema nazionale – diventava un’operazione articolata e complessa, decisiva però, in un sistema promozionale diffuso e molto aggressivo. L’articolo di Gian Luigi Rondi, recentemente scomparso, è preceduto da un editoriale di Giulio Andreotti in persona, a conferma del potente impulso democristiano a tutta l’operazione Unitalia Film. La rivista – di fortune alterne, anche per una qualità linguistica che nelle traduzioni peccava non di rado di mediocrità – accoglieva contributi talvolta di seconda pubblicazione (vi si trovano tradotti alcuni scritti di Mario Verdone sulla scenografia) talvolta originali, come quello che qui proponiamo. L’editoriale di Andreotti – ministro delle Finanze nei giorni del vertiginoso avvicendarsi dei brevissimi governi Zoli e Fanfani – inquadra con fermezza l’iniziativa culturale nel quadro dei processi che abbiamo qui semplicemente sintetizzato.
    Rondi, da par suo, esprime in maniera interessante un carattere “ottimista” che va letto in controluce, come latenza di un sentimento che il sistema produttivo italiano stava evidentemente incarnando: accanto a un “peaceful and relaxed optimism” veicolo dei valori di carità, solidarietà e cura della famiglia di dichiarata ascendenza cristiano-democratica, vi troviamo una società e un cinema in opulenta e aggressiva espansione, uno sguardo forzatamente orientato al futuro, “raising again from nothing”.