Piero Zanotto
    Il film terrorifico e galattico.
    Introduzione da “Centrofilm. Quaderni di documentazione cinematografica”, 1961.
    di Andrea Mariani

    “Ci sarebbe ora da chiedersi il perché del tema orrorifico ai nostri giorni, e il perché di una voga dell’orrore prettamente a livello popolare: poiché il gusto macabro di tradizione inglese è manifestazione colta”. Declinano sul nostro mostro quotidiano le pagine conclusive di un classico della riflessione critica sui mass-media, quel Apocalittici e
    integrati di Umberto Eco che nel 1964 parve scandalizzare, come scrive il suo autore, “una certa fascia della cultura italiana”, insospettita dal vertiginoso (e
    insuperato) cocktail di Kant e kriptonite, Husserl e Charlie Brown. Eppure Eco illumina un dibattito “ormai maturo” che già contava studi pregevoli anche in Italia: tra questi è citato quello che non senza esitazioni di circostanza saremmo pronti a identificare come il primo contributo italiano organico (ben 80 pagine complessive) sul cinema orrorifico e fantastico (a confermarlo l’accurata nota bibliografica in chiusura; di due anni successivo è poi il pionieristico studio di Goffredo Fofi in Midi-Minuit Fantastique). Piero Zanotto, il suo autore, raffinato cultore del fantastico e del fumetto, è allora un giovane intellettuale e attivo militante del Centro Universitario Cinematografico dell’Università di Torino, di cui
    “Centrofilm” è emanazione (più precisamente si tratta dell’organo ufficiale dell’Istituto del cinema, fondato nel 1959 da Gianni Rondolino, già legato al CUC).
    L’esperienza “dei CUC” testimonia un’avanguardia complessa della cultura cinematografica italiana nel dopoguerra (e precipuamente quel dibattito maturo di cui parla Eco): una rete di cine club universitari sorti con l’obiettivo “politico” di portare il cinema – per eccellenza di massa – nelle università. L’intervento di Zanotto, assai rilevante nel suo specifico, si aggrava allora indirettamente delle tensioni
    profonde di una fase culturale cruciale. L’introduzione che proponiamo in “Reprint” dà abbrivo a un denso “numero speciale” che accoglie in appendice gli interventi specialistici di Ercole Mazzini Rizzo, libero docente in Clinica delle Malattie Nervose e Mentali e Antonio Miotto, libero docente di Psicologia: a ribadire la raffinatezza degli strumenti culturali eletti. From Caligari to Hitler di Sigfried Kracauer e naturalmente Georges Sadoul – immancabilmente sottobraccio all’ingresso di ogni cine club – consolidano
    una trattazione che spazia da Mélies agli italiani Anthony Daisies (alias Dawson, alias Antonio Margheriti), Paolo Heusch, Renato Polselli, senza trascurare le entropie di genere di un Mario Girolami. Coniugando insieme un affondo storiografico, tematico/ autoriale e cartografico si va dagli USA all’horror cinese e giapponese, mossi dalla domanda che Eco
    riprende e sviluppa: perché l’orrorifico ai nostri giorni e perché a livello popolare? Le pagine introduttive ne tracciano la direzione, bilanciando la speculazione socio-culturale su un cinema come “il mezzo artistico più idoneo per ritrasmettere l’immagine fedele di un mondo che non è ancora riuscito a liberarsi dalla paura” (magari “intrisa di particelle radioattive”) e una distanza critica matura rispetto alle ragioni industriali del consumo di massa.