Giuseppe Ungaretti:
    Un poeta
    Da “CINEMA”, 1937.
    di Stefano Stefanutto Rosa

    I cent’anni di Charlot“Vedete, questo è un individuo multiforme, un vagabondo, un gentiluomo, un poeta, un sognatore, un uomo solitario, sempre in cerca di nuove avventure. Vorrebbe farvi credere che è uno scienziato, un musicista, un duca, un giocatore di polo. Però non disdegna di raccattare cicche o di rubare una caramella a un bambino. E, naturalmente, se l’occasione lo giustifica, sarà anche capace di prendere una signora a calci nel didietro: ma solo in casi estremi!”. Così negli studios della Keystone Charlie Chaplin presentò al regista e attore Mack Sennett il personaggio di Charlot, creato sul momento con un po’ di trucco e abiti rimediati nel guardaroba. Charlot compie cent’anni e 8½ lo ricorda con la ristampa di un testo che il poeta Giuseppe Ungaretti scrisse per la rivista Cinema nel 1937 e con un articolo dello storico e critico cinematografico Leonardo Gandini, entrambi impegnati a svelare i rimandi della popolare maschera chapliniana. La prima apparizione risale a febbraio 1914 nella comica Kid Auto Races at Venice. Il vagabondo e perditempo si prende gioco e interrompe continuamente il lavoro della troupe che sta riprendendo una corsa di piccole automobili guidate da ragazzi. Charlot entra, esce e rientra nel campo visivo inquadrato dalla troupe, nonostante i tentativi di allontanarlo, e allo stesso modo si comporta con noi spettatori, un continuo andare dentro e fuori lo schermo. Per il centenario di Charlot, la Cineteca di Bologna ha restaurato e distribuito quella prima comica insieme a La febbre dell’oro; inoltre ha programmato un convegno, dal 26 al 28 giugno, con i più importanti chaplinisti e con Michel Hazanavicius, regista di The Artist, e alcuni eventi tra cui una performance del mimo Dan Kemin che insegnò a Robert Downey Jr. come ‘diventare’ Charlot in Chaplin di Richard Attenborough. Inoltre è stato pubblicato “Footlights”, l’inedito romanzo breve da cui l’artista ha tratto Luci della ribalta – Limelight (1952), rimasto per un sessantennio nel suo archivio privato, che la famiglia Chaplin da alcuni anni ha affidato alla Cineteca di Bologna per la digitalizzazione e la catalogazione. “Footlights”, la storia del vecchio clown Calvero e della ballerina Thereza scritta da Chaplin nel 1948, è parte di un volume, in versione inglese e in autunno anche italiana, impreziosito da alcune pagine del dattiloscritto del romanzo con le correzioni a mano di Chaplin,e da fotografie inedite. Il romanzo breve è anche accompagnato da un saggio di David Robinson, il più autorevole biografo e studioso di Chaplin. “The World of Limelight” ricostruisce innanzitutto la realizzazione di questo film: l’adattamento del romanzo al grande schermo, la lavorazione in una Londra di inizio ‘900 totalmente ricostruita in studio. Robinson approfondisce anche il mondo, narrato da Limelight, del music hall da cui proveniva la madre di Chaplin e da lui frequentato insieme al fratello Sydney durante i primi anni di attività artistica; e poi i balletti di Leicester Square, la piazza dove affacciavano i teatri Empire e Alhambra, omaggiati dal film.