Approfondimento

31
| Mag. 2014

“David chi?”. Ecco le risposte al sondaggio su memoria, premi e festival

Tempo di David di Donatello, tempo di Nastri d’Argento.

Tempo di nomination e premi annunciati, tempo per il cinema italiano di salire sul podio, mettere l’abito buono, riconoscersi ed (auto)esaltarsi. A ragione, verrebbe da dire, visto il ricchissimo medagliere internazionale collezionato dal made in Italy nel giro di due anni: l’Orso d’Oro ai Taviani, il Leone d’Oro a Rosi, l’Oscar a Sorrentino e Rohrwacher nel palmares di Cannes.

Vincere un premio piace a tutti e ultimamente al nostro cinema capita spesso di festeggiare. C’è un problema, però: al pubblico pare che dei premi non interessi un granché.

A dirlo è il questionario lanciato da 8 ½ e pubblicato sul numero 14 della rivista, incentrato sulla tenuta mnemonica dei premi assegnati durante i festival. Le risposte, ricavate da un campione eterogeneo di 100 intervistati, evidenziano un fatto: il ricordo di cosa accada durante le kermesse cinematografiche è più che labile. Quasi inconsistente.

Solo gli Oscar riescono a durare un po’ più a lungo nella memoria del pubblico, soprattutto se le domande riguardano gli attori (quasi nessuno ricorda gli Oscar di De Sica, Petri e Bertolucci). Ma se la maggioranza degli intervistati riesce a indovinare il nome del regista italiano che ha vinto la statuetta americana prima di Sorrentino, e persino le star che non l’hanno mai vinta, meno di un terzo ricorda chi abbia vinto il Leone d’Oro nel 2013. Va un po’meglio con la Palma d’Oro (33 risposte esatte), tragico il bilancio dei David di Donatello: solo in 9 ricordano il miglior film dell’anno scorso. E 85 nemmeno provano a rispondere.

La questione, affrontata sul numero 14 di 8 ½ (dove potete trovare tutti i dati relativi al questionario), diventa così centrale: a cosa servono, se servono, i premi cinematografici? E a chi servono?

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