CINEMA ESPANSO

Cinemology

La grande storia del cinema, in sintesi.

Dopo “Shortology”, c’è stato “Filmology”; dopo Filmology arriva “Cinemology”. “La grande storia del cinema, in sintesi”, chiarifica il sottotitolo. Ma non solo. Il cinema in sintesi sì, ma attraverso delle icone rappresentative di una serie di film, particolarmente importanti per la storia del cinema, partendo da capolavori classici, fino ad arrivare ai più recenti, come La La Land.

È questo il progetto di Matteo Civaschi e Matteo Pavesi, il primo direttore creativo dell’agenzia milanese H-57 Creative Station, il secondo direttore della Cineteca di Milano, con una prefazione, scritta da Gianni Canova, che precisa fin dall’inizio: “questo non è un libro, questo è un dispositivo ludico-semiotico”. Così,  aprendo una pagina qualunque (espediente che lo stesso Canova incoraggia: “con questo oggetto ci si gioca, aprendo le pagine a piacere”), capitiamo su un film a caso e cerchiamo di capire di quale si tratta attraverso il “succo” dato dai suoi simboli messi in progressione cronologia su un’ipotetica linea retta che va da sinistra a destra (dall’inizio alla fine del film) da cui, ancora, riusciamo a estrarre la sua immediata riconoscibilità. Così ad esempio Manhattan, di Woody Allen: più che un riassunto, l’identificazione al primo sguardo; forse non sapremmo ricostruirne la trama, ma ci divertiamo a riconoscerne la panchina con i due personaggi che guardano il ponte di Brooklyn che ne ha fatto la fortuna anche del manifesto e che lo rende patrimonio collettivo, assieme alla sagoma degli occhiali sempre indossati da Allen e una macchina da scrivere. Tutti sappiamo di che si tratta, perché sono film che hanno fatto la storia del cinema, appunto.

Ci parlano di un’idea di comunità, di una parte della nostra cultura, sono le immagini stesse del film a essere elevate a – più che un luogo – un percorso visivo comune. Nella pagina affianco, Arancia meccanica, i cui oggetti eletti a rappresentarlo, anch’essi in sequenza sono: un bicchiere di latte, il cappello dei Alex (e della banda), la statua a forma di fallo e infine l’occhio sbarrato tenuto aperto artificialmente. Poco distante Casablanca, che gli autori decidono di rendere solo attraverso i cappelli dei protagonisti e la loro interazione, corredata da un cuore e da un aereo. Ancora, lo stesso La la land che inizia con il litigio tra i protagonisti in macchina, prosegue con un pianoforte, e con un balletto tra i due nella luna per, infine, terminare con un cuore spezzato, che è forse la cosa che più ci colpirà di tutto il film: un inaspettato cuore spezzato. Ecco, le scene, le immagini di un film che ci rimangono più impresse, perché si imprimono e vanno a depositarsi per sempre in un sapere collettivo che fa sì che le persone riescano a capirsi tra di loro, si intendano al primo colpo. Se è un lavoro sull’immaginario collettivo, quale occasione migliore per festeggiare i Settant’anni della Cineteca, e la sua stessa funzione, un luogo di raccolta, un’azione di memoria.

di Martina Federico

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