Altro inquinamento
    di Albino Luciani
    da “Rivista del cinematografo”, nn. 8-9, agosto-settembre 1971, p. 390
    di Andrea Mariani

    L’intervento che proponiamo in Reprint, viene vergato da mons. Albino Luciani, allora patriarca di Venezia e di lì a qualche anno futuro Papa Giovanni Paolo I. La lettera è una presa di posizione ferma nei confronti della selezione e presentazione alla 32esima Mostra d’arte cinematografica di Venezia del film I diavoli di Ken Russell. Il documento è dunque una testimonianza del lungo e impervio calvario (è il caso di dirlo) culturale e giuridico del capolavoro kitsch granguignolesco del regista inglese. La posizione di Albino Luciani è, come sollecitato già da qualche osservatore, piuttosto ambigua, anche a causa della testimonianza di Gian Luigi Rondi, allora neo-direttore della Mostra. Rondi si vide crollare il terreno sotto i piedi proprio a causa del film.
    Un secondo elemento di interesse che ci lega a questo documento è la sua pubblicazione all’interno della “Rivista del cinematografo”, che stava allora (siamo nel 1971) vivendo una fase di delicato e cruciale rinnovamento e riposizionamento politico e culturale. Dunque, andiamo con ordine.
    Intanto è chiaro fin dalle prime battute che la posizione del Patriarca è – naturalmente – dogmatica e si schiera senza aver visto il film: “lo affermano informatori” oppure “lo scrivono giornalisti”. Questo elemento è significativo perché contraddetto da Gian Luigi Rondi, di cui venne chiesto il licenziamento seduta stante e che afferma di essere stato difeso, invece, proprio da Albino Luciani nei giorni della Mostra e per ragioni contrarie alla posizione espressa nella lettera (ovvero in un primo momento sconfessando la posizione proprio perché non avrebbe visto il film, in un secondo momento invece difendendo la posizione di Rondi proprio in virtù della qualità del film). Scrive Rondi in un’intervista sul periodico andreottiano “30 giorni” nel 1973: “Alle 8 il patriarca celebra la messa, e al termine mi si avvicina, mi prende le mani e mi dice: ‘Come immagina, io non mi sono affatto sbigottito, perché il film non l’ho visto. So quante persone importanti attorno a lei hanno indicato quel film. E so quanto sarebbe stato pericoloso se lei, a tutte queste persone laiche, avesse opposto un veto cattolico. Non si preoccupi, io la difenderò, anche se quando vedrò il film probabilmente dirò qualcosa. Ma la proteggerò sotto la mia porpora’”. Rondi conferma nuovamente questa posizione nel 1999 dal “Corriere della sera” dove scrive: “Io rischiai la scomunica nel ‘71 per I diavoli di Ken Russell, ma fui salvato dal patriarca Luciani, futuro Papa Giovanni Paolo I, che riconobbe, da persona illuminata, la qualità di quel film” (“Corriere della sera”, 7 settembre 1999, p. 34). Probabilmente Luciani non ha mai visto il film, ma l’ambiguità di questo racconto è sintomatica di una fase estremamente complessa, segnata dal tentativo da parte del mondo cattolico di trovare una nuova misura rispetto alle potenti modificazioni occorse in campo culturale negli anni della contestazione. La posizione di Luciani d’altra parte sarà in generale di non facile interpretazione: da Patriarca attentissimo alle tensioni scaturite dalla contestazione, assunse posizioni conservatrici sul referendum sul divorzio, ma si mostrò più possibilista sui temi legati alla contraccezione. I temi della “pulizia morale”, anche in relazione alla sobrietà della Chiesa, si riflettono nelle parole sul film, dove indubbiamente gli eccessi e lo stile barocco avrebbero in ogni caso incontrato ben poca comprensione da parte del sobrio monsignore. La pubblicazione su “Rivista del cinematografo” aggiunge complessità: proprio a cavallo tra gli Anni ‘60 e ‘70 i temi della censura rappresentano il terreno più fertile per un riposizionamento che è anche politico. Le vicende de Il vangelo secondo Matteo (1964) di Pier Paolo Pasolini sono un banco di prova decisivo per una progressiva apertura a sinistra e la fine delle “preoccupazioni difensive” rispetto al “pericolo” comunista e marxista. D’altra parte, però, la rivista vive con veemenza l’impatto di due rivoluzioni culturali: il Sessantotto e il Concilio Vaticano II, con l’approvazione del decreto Inter Mirifica dedicato agli strumenti della comunicazione e soprattutto dell’istruzione pastorale Communio et progessio nel 1970, a cui pure Luciani fa riferimento nella lettera, testimonianza del rinnovamento della Chiesta nei confronti del sistema dei media. D’atra parte, con la fine degli Anni ‘60 “inizia l’età dei più evidenti contrasti nelle linee editoriali, frutto di una pratica cinefila e cineforiale, che si va sviluppando in senso apertamente politico” (“Nero su Bianco”, a cura di E. Mosconi, 2008, p. 126).